mercoledì 17 maggio 2017

Una rosa per la festa della mamma, la Torta di Rose integrale alla crema


Io, in amore, ho avuto alti e bassi.

Prima di incontrare mio marito non mi ritenevo una persona fortunata in amore ma piuttosto una persona ottimista e innamorata dell'amore, oltre che della vita.

Ho avuto la fortuna di innamorarmi di un ragazzo che, dopo poco, mi ha lasciato per stare con una mia cara amica e che mi ha insegnato quanto è dura fare pace con l'amaro in bocca lasciato dalla delusione di un gesto ignobile, soprattutto quando si è appena adolescenti e ci si affaccia per la prima volta al mondo delle emozioni e dei primi approcci con l'altro sesso.

Ho avuto la fortuna di conoscere la gelosia che mi ha fatto perdere due anni di vita tenendomi chiusa dentro ad una gabbia dorata da cui, appena ne ho avuto la forza, sono scappata a gambe levate. 

Ho avuto la fortuna di vivere un fidanzamento lungo, da adolescente, in cui sono stata trattata come l'ultima ruota del carro, lasciata, ripresa e poi io ho lasciato definitivamente.

Ho avuto la fortuna di vivere il mio primo ed unico colpo di fulmine, un amore travolgente che per tre anni mi ha fatto girare la testa come una scheggia impazzita e, allo stesso tempo, mi ha fatto capire cosa veramente non volevo in un uomo che mi stesse accanto per tutta la vita.

Ho avuto la fortuna di vivere un tradimento e di capire, grazie ai miei errori, che tradire una persona che ti ama fa male, ma male davvero, e che da questo dolore non si scappa, travolge te che hai compiuto il tradimento e soprattutto colui che è stato tradito, privandolo per sempre della fiducia cieca e salda che riponeva in te.

Ho avuto la fortuna di vivere una storia clandestina, in cui la clandestina ero io, e di imparare che la vita è un pò come la legge del contrappasso; ciò che compi oggi ti ritroverai a subirlo domani.

Ho avuto la fortuna di conoscere l'amore maturo per un uomo molto più grande di me che mi ha insegnato che l'amore, per vivere a lungo, deve essere paritario, se non d'età, almeno di emozioni, di intenti e di pensiero e che il sentirmi bambina in confronto a lui che mi "teneva di conto" come una statuina preziosa nella sua vetrina non mi permetteva di crescere insieme a lui e di far crescere il nostro amore.

Ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo sballottato dalle avversità della vita e dalle tempeste del cuore che, però, credeva ancora nell'amore, quello vero con la A maiuscola, e nel valore della famiglia, con cui ho deciso di fermarmi e costruire la nostra di famiglia, con un futuro pieno di incertezze, di sogni e di voglia di metterci alla prova, che mi ha dato una figlia curiosa e bellissima che ogni giorno ci ricorda che nella vita non c'è niente che corra veloce più del tempo e che, se non si cerca di vivere intensamente ogni singolo istante, si rischia di invecchiare senza sapere se si è vissuto.

Io, in amore, ho avuto alti e bassi.

Uomini molto diversi tra loro che mi hanno insegnato ognuno una lezione importante; molto diversi ma accumunati da una caratteristica comune: la totale assenza della propensione a regalare rose.

Ebbene si, nessuno di loro, salvo rarissime occasioni, mi ha mai regalato delle rose e così ho imparato a non aspettarmele da qualcun altro, le rose, ma a farmele da sola e l'unico modo che conosco, oltre al dipingerle, è cucinarle.

E una domenica mattina qualunque, una domenica di festa, quella della mamma, mi sono alzata con un pensiero fisso in mente: la festa della mamma è tutti i giorni, 365 giorni l'anno, ma perchè non dedicare a me e alla mia famiglia una coccola speciale, proprio nel giorno in cui, ufficialmente, si festeggiano tutte le mamme del mondo?
E così mi sono messa a "scucchiaiare", come diceva sempre mia nonna. 
Avevo voglia di una torta, che fosse soffice e saporita, magari con la crema pasticcera per accontentare la passione di mio marito per questo dessert e, last but not least, anche bella!
E cosa c'è di meglio di un bel mazzo di rose adagiato su un piatto e ripieno di golosa crema pasticcera?
beh...risposta facile; una torta di rose che oltre che bella e buona sia anche sana!

Le mie rose, le mie bellissime rose che nessun uomo mai mi ha regalato, appena uscite dal forno, calde, fragranti e profumate a riempire il cuore di ricordi e a rallegrare questa domenica di festa dedicata alla famiglia.. 




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Ingredienti: 


  PER IL LIEVITINO
  50g di farina di grano integrale
  10g di lievito di birra fresco
  1 cucchiaino di zucchero
  4 cucchiai di acqua tiepida

  PER IL PRIMO IMPASTO
  150g di farina di farro  integrale
  200g di farina di grano integrale
  80g di zucchero
  40g di burro
  1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  1 uovo
  150ml di latte di avena

  PER IL SECONDO IMPASTO
  4g di lievito secco granulare
  1 cucchiano di zucchero
  1/2 bicchiere di acqua tiepida
  farina di farro integrale quanta ne prende  

  PER LA CREMA PASTICCERA
  4 tuorli
  400ml di latte d'avena
  40g di farina di grano integrale 
  140g di zucchero
  1 cucchiaino di essenza di vaniglia 
 

Preparazione:  

La preparazione di questa torta richiede molto tempo per la lievitazione degli impasti, a me è volata via quasi una giornata intera, quindi armatevi di pazienza e godetevi il sapore dell'attesa mentre la vostra creaturina cresce.

Iniziate dal lievitino; in un bicchiere mettete l'acqua tiepida, lo zucchero e il lievito di birra, mescolate bene finché il lievito non è completamente sciolto, dopodiché mettete la miscela di acqua, zucchero e lievito in una ciotola piccola e versate a pioggia la farina e impastate finchè non otterete una palletta morbida e omogenea.
Coprite la ciotola e mettete a lievitare fino al raddoppio dell'impasto, servirà almeno un'ora.

A questo punto potete portarvi avanti preparando la crema pasticcera.
Mettete a scaldare in un pentolino il latte e aggiungete l'essenza di vaniglia, appena sfiora il bollore spengete il fuoco.
In una ciotola montate i tuorli con lo zucchero finchè non diventano chiari e spumosi e aggiungete la farina a pioggia, avendo cura di mescolare bene senza creare grumi.
Poi aggiungete il latte caldo poco alla volta, continuando a mescolare, in modo che le uova si stemperino piano piano senza stracciarsi. 
Quando avete finito di aggiungere il latte ed il composto risulta bello omogeneo, riversate il tutto nello stesso pentolino in cui avete scaldato il latte e rimettete sul fuoco la crema, continuando a girare dolcemente finchè non sentite che inizia ad addensarsi.
Non appena la crema avrà raggiunto la consistenza desiderata spengete il fuoco e lasciatela raffreddare.

Passata l'ora per la lievitazione del lievitino, procedete al primo impasto mettendo la farina nella planetaria, il lievitino al centro, il burro, lo zucchero, l'uovo e la vaniglia ed azionate l'impastatrice.
Via via che l'impasto prende consistenza aggiungete il latte, poco per volta.
Dovrà risultare un impasto liscio, compatto ed omogeneo.
Coprite la ciotola dell'impastatrice e mettetela a lievitare dentro al forno spento con la lucina accesa fino al raddoppio; ci vorranno circa 3-4 ore.

Per il secondo impasto sciogliete il lievito nel bicchiere d'acqua tiepida e aggiungete lo zucchero, rimontate la ciotola con il primo impasto nell'impastatrice e aggiungete la miscela di acqua, zucchero e lievito, azionando la macchina a velocità lenta per il primo minuto.
L'impasto diventerà fluido e omogeneo.
Aumentate la velocità della planetaria (media velocità) ed iniziate ad aggiungere la farina di farro integrale un cucchiaio alla volta finchè l'impasto diventerà più compatto ed inizierà ad incordare; quando la massa sarà tutta incordata sganciate di nuovo la ciotola e rimettete a lievitare per altre 3-4 ore, o comunque fino al raddoppio del volume.

Raggiunto il volume ottimale spolverare di farina una spianatoia, rovesciarci sopra l'impasto e fare due giri di pieghe di rinforzo, dopodichè stendere l'impasto con il mattarello e dare la forma di un rettangolo.
Nel frattempo la crema si sarà raffreddata e potete spalmarla il più uniformemente possibile sull'impasto, lasciando il bordo di uno dei lati corti senza farcitura.
Arrotolate l'impasto su se stesso partendo dal lato corto opposto a quello lasciato senza farcitura e formate un rotolo, il più serrato possibile poi tagliatelo a fettone alte 3-4 dita.
Imburrate e infarinate una teglia capiente, sistemate i rotolini in verticale, tentando di lasciare un pochino di spazio tra l'uno e l'altro e rimettete a lievitare nel forno con la lucina accesa.
Dovrebbe bastare un'ora, in ogni caso la torta sarà pronta per la cottura quando i rotoli saranno belli gonfi e attaccati l'uno all'altro.

Infornate in forno statico, già caldo, a 180° per 45 minuti.






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Consigli Utili: 

  • Gli impasti a base di farine integrali sono più difficili da far lievitare, per questo si fanno varie fasi di impasto e le pieghe di forza, ma sono più forti e resistenti di quelli fatti con farine bianche che, se non sono farine forti tipo la manitoba (che ha una carica glutinica altissima), perdono la lievitazione quando questa si prolunga per varie ore, come nella nostra ricetta.
  • La farina che dovrete aggiungere nella fase dell'ultimo impasto dipende dalla vostra capacità di capire quando un impasto è pronto o meno; la massa sarà pronta quando si incorderà, ovvero quando comincerà ad arrampicarsi sul gancio, risalendo su verso l'alto, a quel punto, quando l'impasto sarà tutto incordato, potrà essere lavorato per la farcitura.
  • In rete si trovano svariate ricette di torte delle rose, senza lievitino, con un solo impasto, ripiene di crema al burro, marmellata oppure nulla; sicuramente questa ricetta con tre impasti è decisamente lunga e laboriosa ma il risultato vi stupirà per la sua morbidezza e, come dice la mia bimba, "sofficiosità". Questo mazzo di rose sarà profumato, fragrante e morbido come un cuscino e lo potrete consumare sia per la merenda dei vostri bimbi, sia come prima colazione sana e sostanziosa, senza però appesantire troppo.
  • Per la forma potete sbizzarrirvi come volete, io ho utilizzato due teglie, una in silicone morbida ed una per ciambellone;  il risultato è stato una corona di rose più piccole ed un cuscino di rose compatto e morbidone.






 

sabato 25 marzo 2017

Una primavera verde, crema di cetrioli olive e ricotta

 Io sono nata in aprile, la bellezza di quasi quarantun anni fa e la primavera è da sempre la mia stagione.
In primavera io rinasco come la fenice dalle sue ceneri, una nuova e inspiegata energia mi pervade e un insensato ottimismo si impossessa della mia anima.

Perché?

Ebbene.
Non lo so.

E' sempre stato così e ogni anno, all'uscita dall'inverno, attendo la mia rinascita con la stessa trepidazione con cui si attende un innamorato al primo appuntamento.
E anche quest'anno eccola qua; puntuale come i primi caldi, come i primi raggi di sole attraverso le nuvole, come il profumo dei gelsomini che inonda tutta Firenze e che rende l'aria dolce e inebriante.

Questo è il profumo della mia primavera; il gelsomino, e il verde è il suo colore.
Verde come i prati che si liberano del freddo inverno e come le prime vellutate fredde che rinfrescano le mie estati.
Il verde è il colore della salute e delle primizie primaverili che io tanto amo; pisellini, zucchine, basilico, cetrioli e lattughine varie, e quindi come potevo dare il benvenuto alla mia primavera se non con una crema fresca e verde?

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Ingredienti: 

  1 cetriolo
  150 g olive verdi snocciolate
  4 filetti d'acciuga sott'olio
  1/2 mazzetto di basilico
  40 cl latte intero fresco
  2 fette di pane (solo la mollica)
  150 g ricotta vaccina
  sale 
  pepe

Preparazione:

Per prima cosa tagliate le due punte del cetriolo, sbucciatelo e togliete i semini interni aiutandovi con un cucchiaino dopodiché tagliatelo a cubetti e inseritelo nel bicchiere del mixer insieme alle olive, ai filetti di acciuga al basilico e frullate allegramente.
Poi aggiungete il latte, sminuzzate la mollica di pane e lasciate il composto a riposare 10 minuti in modo che la mollica assorba il liquido e addensi la crema.
Passati i 10 minuti di riposo versate tutto il composto nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullate di nuovo finchè non otterrete una crema dalla consistenza vellutata. 
Non dovrebbe essere necessario salare la crema perchè olive e acciughe dovrebbero dare la giusta sapidità ma, a scanso d'equivoci, assaggiate e, nel caso ce ne fosse bisogno, aggiustate di sale.
Adesso potete passate alla presentazione.
Adagiate la vostra cremina verde in vasetti o coppe panciute, amalgamate la ricotta in modo da mantecarla e ricavate una quenelle per ogni vasetto, aiutandovi con due cucchiaini e fatela cadere delicatamente nella crema.
Decorate con una spolveratina di pepe nero e una fogliolina di basilico.

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Consigli Utili:

  • l'aggiunta della mollica di pane serve a rassodare la crema perché l'aggiunta del latte la rende piuttosto liquidina, ma se non volete usare il pane ed ottenere una crema gluten free potete sostituire il latte con dello yogurt greco bianco molto denso; non metterete a repentaglio la cremosità della vellutata ed aggiungerete un sapore freschissimo che si sposa divinamente con i cetrioli e il basilico.
  • Usate pepe nero. Darà una sferzata d'energia alla vostra cremina verde.
  • Questa crema è perfetta servita in vasetti sfiziosi e simpatici ma potete anche servirla in un piatto piano, adagiata sul fondo a creare uno specchio, su cui appoggiare delicate palline bianche di ricotta, il tutto spolverato di pepe e decorato con foglioline di basilico e gocce d'olio evo.

giovedì 15 dicembre 2016

Quando il Natale sapeva di agrumi - Shortbread al mandarino


Nei primi anni '50 in una Follonica che allora era ancora poco più di un paesone di campagna, il natale era periodo di festa non solo per i bimbi ma anche per gli adulti; era durante le feste che, infatti, si potevano assaggiare prodotti che nel resto dell'anno non si trovavano in commercio e, se anche ci fossero stati, non ci sarebbero stati i soldi necessari per poterli acquistare.

Mio babbo spesso si perde in racconti della sua famiglia, delle sue radici e tradizioni e spesso mi racconta che quando lui era piccino, in Maremma, di fame e povertà ce n'era tanta e alcune cose se le potevano permettere solo in alcuni periodi dell'anno.
Nella memoria di mio babbo il natale é legato a doppio filo ad un profumo e solo quel profumo gli fa dire: "ora é davvero natale"; il profumo dei mandarini.

La famiglia di mio nonno non era certo benestante ma all'epoca, anche se i soldi non c'erano, c'era comunque un orgoglio ed un senso di dignità nelle persone, che oggi raramente si ritrova.

Come tante, la famiglia di mio babbo era una famiglia allargata; lui, mio nonno Walter ferroviere e mia nonna Lidia casalinga vivevano insieme alla mia bisnonna paterna Angiolina e al suo compagno Niccola (avete capito bene...compagno...la mia bisnonna é stata una delle prime donne in Italia che ebbe l'ardire di "riaccompagnarsi", una volta rimasta vedova...La mia bisnonna era avanti, non c'é che dire!) e la mattina di natale, sotto l'albero, mio babbo trovava un frutto per l'epoca quasi esotico...i mandarini.

Nonno ogni anno ne comprava un sacchetto piccolo che veniva centellinato con parsimonia per farlo durare il più possibile e babbo si ricorda ancora la gioia che provava nello sbucciare questi frutti così piccini ma così profumati, così intensamente aromatici che la casa si riempiva rapidamente della loro fragranza e quello era IL NATALE, l'unico e solo.

Oggi viviamo in un'epoca in cui molti prodotti sono diventati di uso comune, ma anche per me il natale é profumo di mandarini ed é per questo che, quando ho sfornato questi biscotti, l'unica cosa che mi é venuta dritta dal cuore é stata: "ADESSO SI CHE E' NATALE!!!"

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Ingredienti:  

  180g di farina 00
  120g di burro
  2 cucchiai di buccia di mandarino tritata
  4 cucchiai di zucchero a velo 

Preparazione:

Per prima cosa sbucciate un mandarino e con uno spelucchino, o anche un semplice coltello da cucina a lama liscia, raschiate via la parte bianca interna che potrebbe risultare amara, in modo che rimanga solo la parte esterna ricca di olii essenziali profumati; poi munitevi di coltello molto affilato e tritate finemente la buccia del mandarino.
E adesso impastiamo!
Su di una spianatoia unite la farina, lo zucchero a velo, la buccia di mandarino tritata e formate una fontanella (una specie di "vulcano" con un buco al centro, si usa per contenere meglio gli ingredienti umidi), tagliate a tocchettini il burro nel foro centrale della fontanella e iniziate ad impastare energicamente.
Quando avrete ottenuto una massa omogenea formate una mattonella e riponetela a riposare in frigo per 15-30 minuti.
Trascorso il tempo di riposo in frigo, adagiate la pasta su una spianatoia e stendetela dello spessore di 1 cm; tagliate la pasta ricavando dei mattoncini rettangolari, bucherellate la superficie per garantire la giusta aerazione e infornate in forno statico, a 180° per 15 minuti.



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Consigli Utili:

  • Gli shortbread devono rimanere chiari quindi controllate bene la cottura; non preoccupatevi se appena sfornati saranno ancora morbidini, acquisteranno la loro tipica friabilità una volta freddi.
  • Il burro deve essere freddo di frigo
  • Impastate velocemente ed energicamente gli ingredienti, senza manipolarli troppo; le frolle in genere si sciupano e rischiano di spaccarsi durante la cottura se lavorandole si scaldano troppo.
  • Se all'uscita dal frigo la mattonella non si é solidificata rimettetela in frigo per un'altra mezzora.
  • Il tempo di cottura standard é di 15 minuti ma ogni forno é un mondo a sé per cui, se lo ritenete opportuno, potete tenere i biscotti dentro per 3-4 minuti in più ma controllateli bene, non devono scurirsi!
  • La buccia del mandarino va tritata al coltello perchè si deve sentire sotto ai denti quando mangiate i biscotti; inoltre, se usate un tritatutto elettrico rischiate di surriscaldare troppo la buccia e di perdere gli olii essenziali così preziosi.