sabato 18 novembre 2017

Di vellutate, ricordi di bambina e tonzilliti violente - Vellutata di porri e patate con fonduta di toma basca e striscioline di prosciutto crudo croccante


Lo scorso week end, con mio marito e Lara, abbiamo deciso di fuggire dalla città e di andare a respirare un pò di aria buona, quindi fatta al volo una valigia in tre siamo partiti per Castel del Piano, sul Monte Amiata.
Inutile dirvi che abbiamo lasciato i 18 gradi di Firenze e ci hanno accolto amorosamente 5 gradi...faceva un freddo!

Ma era un freddo buono, sano; quel freddo asciutto che ti taglia le guance e ti sterelizza i polmoni. Proprio il freddo che piace a me.
Abbiamo trascorso un week end nella pace del paese di montagna semi-deserto, respirando l'odore della legna bruciata nei camini e dell'arrosto nel forno...

Una pace così totale che si tinge di giallo arancio intenso dei castagni e che ti rimette in pace col mondo...e il cuore ritrova il suo posto nei ricordi di una bambina che viene dal mare, affamata di curiosità e di gioia di vivere quella montagna che è stata di sua nonna, prima, e di sua mamma, dopo.
Io amo profondamente Castel del Piano. Amo i suoi odori, i suoi colori e i suoi suoni, sempre immutati allo scorrere del tempo, ed ho la fortuna che anche mio marito e mia figlia condividano con me l'amore per questi luoghi.
E quindi ogni volta che ci ritroviamo un week end libero, facciamo le valigie al volo e scappiamo a farci coccolare dalla montagna! 

Per il lunedi pomeriggio era prevista neve, anche a bassa quota, e quindi, aimé, abbiamo deciso di ripartire la mattina presto in modo da non incorrere in ritardi o problemi vari; il tran tran della vita di città ci aspettava a braccia aperte e noi non potevamo restare lassù a goderci la neve.

Posso evitare di dirvi che, invece, il mio cuore lunedi è rimasto lassù ad assaporare ogni singolo chicco di neve che, puntuale, dall'ora di pranzo placidamente e silenziosamente è sceso ad imbiancare il paese? 

Io vengo dal mare ed ho avuto la sfortuna di vedere la neve poche volte nella vita e le rare volte che mi è capitato di veder nevicare, immancabilmente, i ricordi sono andati a quella notte di un imprecisato inverno prima di natale in cui io bambina venni svegliata dalla voce di mio babbo che mi chiamò e mi disse: " Bimba corri...vieni a vedere la neve! "
ed io, con gli occhi ancora offuscati dal sonno, spostai la tendina della finestra di cucina e vidi questi fiocchi candidi e ciccioni che cadevano dal cielo copiosi e placidi e che, lentamente, imbiancavano il tetto della casa di Velia, quello di Carla e tutti i tetti del Poggio di Castel del piano...
Ecco, non potete immaginare in quel momento cosa provai nel mio cuore di bambina.
Una emozione così grande che non riuscii più a dormire quella notte ed ogni pochino ero di nuovo in piedi, alla finestra, quasi volessi controllare con i miei occhi, avidi di bianco, che quella nevicata non fosse stata una momentanea allucinazione!


Eh si...il mio cuore è rimasto là, e anche le mie tonzille.

Mi sono riportata a casa una tonzillite acuta così dolorosa che mi ha tolto il sonno per una settimana e che, dopo 23 anni, mi ha ricordato cosa provassi tutti gli inverni della mia infanzia e adolescenza quando, puntualmente, almeno una volta mi ammalavo. 
Ho passato giorni a non poter deglutire; a fatica riuscivo a buttar giù l'acqua e quindi cosa potevo fare in questa situazione?
L'unica maniera per poter mangiare qualcosa era ridurre tutto in forma liquida e rassegnarmi a verdura al vapore, minestre e vellutate...
Ho "vellutato" di tutto, fatto esperimenti e studiato accostamenti e devo dire che non tutto il male viene per nuocere perché grazie a questa tonzillite così violenta ho cucinato alcune ricettine niente male...che però ho mangiato con molta fatica!
E anche se l'inverno arriverà tra un mesetto e il freddo della città non è quello sano e pungente della montagna che ti taglia le guance, l'unico modo saggio per proteggersi in ogni caso è scaldare la pancia; come? ma ovviamente con una bella vellutata calda e cremosa!
E vi garantisco che questa vellutata rimette a posto gli organi interni, oltre che una settimana pessima, iniziata male e finita peggio. 

Provare per credere!


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Ingredienti: 

   1 porro grande
   5-6 patate medie a pasta gialla
   150g di toma basca
   brodo vegetale q.b.
   1/2 fetta di prosciutto crudo tagliato spesso
   sale q.b.
   olio novo (extra vergine d'oliva)
   pepe nero q.b. 

Preparazione:

Pulite il porro togliendo le foglie più esterne, tagliatelo a rondelline sottili e mettetelo a soffrigere in olio caldo dentro ad una casseruola capiente.
Intanto che il porro soffrigge, lavate le patate, sbucciatele e tagliatele a dadini piccoli, mettetele nella casseruola, salate leggermente e  allungate con il brodo fino a coprire le verdure.
Coprite con il coperchio e fate cuocere a fuoco basso.
Quando le patate saranno ridotte a crema potete aggiungere il formaggio.
Tagliate a dadini la toma, aggiungetela alle patate e porri e mescolate energicamente finché non si sarà sciolta; dopodiché frullate tutto con un frullatore ad immersione finché non avrete ottenuto una crema liscia ed omogenea e aggiustate di brodo e di sale.
Tagliate a striscioline sottili 3-4mm il prosciutto e mettetelo a rosolare, senza olio, in un padellino antiaderente a fuoco bello vivo finchè non sarà bellino croccante.
Servite la vellutata in scodelle capienti aggiungendo un bel giro d'olio novo a crudo, una abbondante grattata di pepe nero e decorate con le striscioline di prosciutto crudo croccante.
E godetevi il gusto pieno e sapido di questa vellutata morbida ed elegante, che scalda cuore e pancia!



 

Consigli Utili:

  • La preparazione delle vellutate è quasi un rito...tagliare le verdure sottili sottili, cuocerle a fuoco dolce finché non si sciolgono diventando morbide e cremose...e ci vuole tempo e dedizione per prepararle; ma se proprio non riuscite a rinunciare alla coccola di una vellutata calda e non avete molto tempo a disposizione, potete tagliare le verdure a pezzetti piccoli piccoli piccoli, considerando che più piccoli saranno i tocchettini, prima si cuoceranno.
  • Controllate spesso la cottura, le patate si devono sciogliere e diventare cremose quindi se vedete che si asciugano troppo aggiungete ancora brodo.
  • Attenzione al prosciutto crudo; deve diventare croccante ma non deve bruciare, altrimenti diventa amaro e salatissimo.
  • Per condire la vellutata a crudo usate l'olio novo, ricchissimo di vitamine, sali minerali, grassi insaturi e antiossidanti, un tesoro preziosissimo per la nostra salute. 
  • Le patate: scegliete patate a pasta gialla e possibilmente locali, le ricchezze della nostra terra vanno sempre valutate. Io, per questa vellutata, ho utilizzato patate gialle del Monte Amiata.

lunedì 4 settembre 2017

Come mantenere il ricordo dell'estate, intatto e a lungo nel tempo. La Passata Fatta in Casa.



Settembre.
A Firenze l'aria inizia ad essere freschina e frizzantina, atteso preludio di un autunno  rosso-arancio che profuma di camino e di castagne.

Io ero una summer-addicted, vivevo solo in primavera ed estate mentre i lunghi inverni, per me, erano solo periodo di passaggio tra un'estate e l'altra; degno di nota era solo il Natale.
Ho sempre sopportato benissimo il caldo, anzi, più era caldo e più stavo bene e a mio agio ma quando sono rimasta incinta della mia bimba, quasi 5 anni fa, qualcosa dentro di me è cambiato ed ho iniziato a non sopportare più il caldo e a non sentire più il freddo; ricordo che passai l'inverno con la pancia in maglietta a maniche corte, golfino leggero e cappottino aperto, senza guanti nè sciarpa, e quando mio marito, abituato (o forse rassegnato) ormai ai miei tutoni e pigiamoni di pile, mi fece notare che non riconosceva più la donna che aveva accanto e che andava a letto in canottiera a febbraio, realizzai che, in effetti, c'era qualcosa che non andava...

Eh si...qualcosa non andava in me...quell'estate, prima che la nostra famiglia da 2 passasse a 3, fu l'estate più "calda" della mia vita, non sopportavo il caldo, vivevo murata in casa con l'aria condizionata accesa e, al mare, non abbandonavo mai l'ombra rassicurante dell'ombrellone.
Inutile dire che mia mamma e tutti i miei amici non mi riconoscevano più, tutti davano la colpa agli ormoni della gravidanza e alla fatica del portare il peso della pancia, ma in realtà io, fisicamente, stavo benissimo, ero talmente in forma che riuscii a sopravvivere più che egregiamente al viaggio di nozze e alle escursioni nel deserto tunisino fatte in pieno luglio con la pancia di quasi 6 mesi (non ditelo a nessuno...ho sopportato meglio io, le escursioni, che mio marito...).
Qualcosa era cambiato in me e oggi che mia figlia ha 4 anni mi rassegno gioiosamente al fatto che quel qualcosa sia cambiato per sempre; continuo a non sopportare il caldo e ho iniziato a sognare la montagna e il fresco dei paesi nordici come meta delle prossime ferie e a sperare che il prossimo natale sia freddissimo e nevoso.

Ero una summer-addicted.

E oggi non lo sono più. 

Ma una cosa non è cambiata dentro di me; l'amore per i sapori estivi, dei pomodori maturi così zuccherini e dolci, le pesche succose e fragranti, le albicocche asprignole, le ciliegie (che sono spesso causa di indigestione in casa mia) e i fichi d'india che mi riempiono le mani di spine che mi affliggono poi per giorni.
Io adoro in maniera viscerale la frutta e la verdura estiva, talmente tanto che alla fine di ogni estate si ripropone lo stesso problema: come conservare ancora per un pò quei sapori così dolci e pieni di sole?

Semplice.

Marmellate, conserve di frutta e verdura e Lei, la Regina di tutti i sughi e salse invernali: la Passata di Pomodoro!




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Ingredienti: 

  3kg di pomodori San Marzano maturi
  basilico q.b.

Preparazione:

Per prima cosa lavate bene i pomodori e mettete sul fuoco uno o più pentoloni d'acqua a bollire.
Quando l'acqua bolle buttate i pomodori e fateli bollire per circa 3 minuti, da quando riprende in bollore, dopodiché scolate i pomodori, adagiateli sopra un telo, bucherellateli con una forchetta, richiudete il telo a mò di sacco e appendetelo sopra ad un recipiente abbastanza grande da raccogliere tutta l'acqua di colatura.
Lasciateli appesi a colare per 3 ore.
Prima di aprire il sacco per lavorare i pomodori date una bella strizzata per far colare anche l'ultima goccia d'acqua e poi adagiate il sacco su un piano di lavoro.
Adesso viene la fase zen...
Dovrete passare tutti i pomodori con un passaverdure, utilizzando il setaccio più fine, finchè non rimarranno solo le bucce.
Vi servirà una gran dose di pazienza...
A questo punto la vostra passata è pronta; travasatela in vasi capienti o bottiglie di vetro ben sterelizzati e puliti e aggiungete qualche foglia di basilico a piacere, prima di chiudere i contenitori.

Conservazione:

Per conservare la vostra meravigliosa passata dovrete mettere i vasi in un pentolone, ricoprirli d'acqua e metterli a bollire; una volta raggiunto il bollore, abbassate il fuoco e fate sobbollire per una ventina di minuti.
Spegnete il fuoco, lasciate freddare i vasi nell'acqua, asciugateli e riponeteli in luogo fresco e buio.

Così avrete la vostra estate in bottiglia per molti mesi.

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Consigli Utili:

  • Per calcolare quanta passata otterrete considerate che all'incirca si dimezza la quantità di pomodoro utilizzato, quindi per 3 kg di pomodori, come nel mio caso, otterrete più o meno 1 litro e mezzo di passata, ma è un calcolo "a braccio" perché molto dipende dal grado di maturazione dei pomodori e da quanto sono succosi. Ovviamente se volete lavorare più kg pomodori rispetto a me potrete farlo senza problemi!  
  • Mi raccomando, prima di invasare, sterelizzate bene i vasi e le bottiglie e fateli asciugare bene bene; l'ideale sarebbe sterelizzarli la sera prima di fare la passata e lasciarli asciugare tutta la notte all'aria coperti da un canovaccio pulito, in modo che non prendano polvere. (e ovviamente a testa in giù..)
  • Questo procedimento è detto "a freddo", esiste anche un procedimento "a caldo" che prevede la bollitura della salsa prima di invasarla e questo vi permette di creare il sottovuoto mettendo i vasi a testa in giù avvolti in una copertina calda, evitando così la successiva fase di sigillatura in pentola.
  • Quando mettete a bollire i vasi per la sigillatura, mettete sul fondo del pentolone un canovaccio (o più canovacci se il pentolone è molto grande) e appoggiateci i vasi sopra, avendo cura che il canovaccio occupi anche gli spazi tra un vaso e l'altro. Questo piccolo trucco non farà vibrare i vasi in fase di bollitura ed eviterà che, sbattendo l'uno contro l'altro, si possano rompere.

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Idee di Riciclo:

Questa ricetta si presta benissimo ad un riciclo creativo; con gli scarti potrete creare tante cosine buone che vi faranno gioire del non averli buttati!
Innanzitutto il primo scarto che otterrete è l'acqua di colatura dei pomodori, che potrete conservare in barattoli e bottiglie ed usarla per cuocere un risotto, ad esempio, al posto del brodo vegetale.
Vi basterà sigillare i vasi tramite bollitura e la potrete conservare per molto tempo in luogo fresco ed asciutto.

Poi ci sono loro, le bucce.

Non stupitevi, produrrete una quantità esagerata di bucce miste a semini che potrete adagiare su un vassoio (meglio se di carta) ben allargate, farle seccare e, quando saranno molto secche e friabili, polverizzarle ed utilizzarle come guarnizione per primi creativi o per insaporire timidi risotti con verdure. 
Potrete anche mescolare la polvere di bucce di pomodoro con del sale marino integrale e utilizzarla per dare quel guizzo in più ad arrosti e stracotti.

 
  

Link Love:

Sono anni che mi ripropongo di fare la passata di pomodoro ma ogni anno, per un motivo o per un altro, arrivavo a settembre senza aver prodotto un bel nulla.
Quest'anno, a fine luglio, mi sono imbattuta in una bellissima cassetta di pomodori San Marzano da 10 kg e ho avuto l'illuminazione...
Mi sono ricordata di un post fatto nel 2011 dalla mia amica blogger Giulia e così mi sono detta, "perché no?" e mi sono messa all'opera; ma ho avuto scarsa fiducia in me ed ho lavorato solo 3 kg di pomodori, per vedere come sarebbe venuta.

Ebbene.

Grazie alla ricetta di Giulia, mi è venuta una passata strepitosa che è durata due giorni (non ho avuto neanche bisogno di sigillare i barattoli).

L'anno prossimo ne faccio 10 kg!!   

venerdì 11 agosto 2017

Quando i ricordi ripopolano la memoria e non se ne vanno più. Le Acciughe sotto pesto di Nonna Lidia


Ci sono dei momenti, nella vita, in cui i ricordi, che sembravano perduti per sempre, irrompono nella memoria come vivide immagini di vita appena vissuta e ti riportano indietro nel tempo ad un'epoca in cui eri bambina e la vita aveva un sapore più dolce.

Sabato scorso, di sera, nonna Lidia se n'è andata.

Ha aspettato il suo 95esimo compleanno e si è addormentata per sempre, senza dolore, dopo una lunga malattia che, di fatto, ce l'aveva già portata via svariati anni fa.

Venti anni fa, sempre in agosto, mio nonno se n'è prematuramente andato, a 72 anni; io avevo 21 anni e il rientro dalle vacanze estive fu segnato dal suo ricovero in ospedale.
Ricordo nitidamente che, mentre dormivo sul divano dei miei, tra una visita e l'altra, lui mi venne a salutare in sogno e il suono della sua voce, rauca e baritonale, che mi diceva "ciao bimba" non mi ha mai più abbandonata.
Pochi istanti dopo averlo sognato, la telefonata di mia mamma, che mi comunicava la sua morte, mi svegliò..
Sabato scorso è accaduta una cosa simile; stavamo pranzando, avevamo comprato delle acciughe sotto pesto alla gastronomia sotto casa e, mentre ne stavo adagiando un paio su una fetta di pane toscano, un'immagine ha invaso la mia memoria e d'improvviso mi sono ritrovata bambina, con mio nonno Walter che spalmava uno strato abbondante di burro sul pane, ci metteva sopra le acciughe che nonna Lidia aveva fatto il giorno prima e, facendomi l'occhiolino, mi diceva: "ricordati bimba, le acciughe si mangiano solo col burro, sennò sono troppo salate!".

Eh si...le acciughe si mangiano solo col burro...vero nonna?

In quel momento la mano di mio marito sul mio braccio mi ha svegliata da uno stato di apparente trance e l'immagine del viso sorridente di mia nonna che passava a mio nonno il ciotolino con le acciughe mi ha accompagnata per tutto il pomeriggio, fino alla sera.
Fino alla chiamata di mio babbo, che mi diceva, con un filo di voce, che nonna non c'era più.

Anche lei era venuta a salutarmi, esattamente come aveva fatto mio nonno vent'anni fa.

Ora sono finalmente insieme loro due, e io ho voluto fissare nella memoria il ricordo del suo saluto rifacendo le sue acciughe sotto pesto.

Esattamente come le faceva lei. 

E rigorosamente mangiate col burro perchè sennò sono troppo salate. 










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Ingredienti:

  200g di acciughe sotto sale
  2 mazzi belli grossi di prezzemolo
  1 mazzetto piccolo di basilico
  1 spicchio d'aglio
  5 pementine intere piccole
  2 pizzichi di sale
  aceto q.b.
  olio evo q.b.
      

Preparazione: 

Per prima cosa mettete le acciughe in ammollo in acqua.
Nel frattempo, aiutandovi con un tritatutto, sminuzzate non troppo finemente, il prezzemolo, il basilico e l'aglio, mettete il battuto in un recipiente capiente, aggiungete le pementine, il sale e coprite tutto con l'olio extra vergine d'oliva.
Ora dedicatevi alle acciughe.
Sciacquatele varie volte sotto l'acqua corrente finché non sentirete con le dita che il sale è completamente disciolto; a questo punto riempite il recipiente, che avete precedentemente adoperato per l'ammollo, con metà acqua e metà aceto e rimettete le acciughe in ammollo per una decina di minuti.
Trascorsi i 10 minuti sciacquate di nuovo le acciughe sotto l'acqua corrente finché, annusandole, non sentirete che avranno perso l'odore intenso di pesce e di aceto.
Poi pulitele.
Apritele delicatamente dalla parte della testa, afferrate la spina centrale e tirate piano piano, vedrete che verrà via anche la coda e vi rimarranno in mano i due filetti integri.
A questo punto afferrate con le unghie le lischine che escono lateralmente ai filetti e cercate di toglierne il più possibile.

Lo so, è un lavoro infausto, ma vedrete che il risultato non vi deluderà.

Man mano che pulite le acciughe, sciacquatele sotto l'acqua e mettetele nel recipiente con il pesto.
Una volta finita la pulizia, mescolate delicatamente in modo che tutte le acciughe siano coperte dal pesto e mettete in frigo a riposare per almeno 24 ore.

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Consigli Utili:

  • Sciacquando ripetutamente le acciughe sotto l'acqua perderanno gran parte della loro sapidità, rimediate aggiungendo sale al pesto. Se i due pizzichi della ricetta non sono sufficienti, aggiungetene un terzo.
  • Le acciughe sotto sale sono pesci delicati perché la conservazione sotto il sale tende a sfibrare la loro carne quindi, quando le pulite, fate attenzione a non rompere i filetti.
  • Per agevolare la pulizia uso un piccolo trucco: mi tengo accanto un recipiente con dell'acqua e, man mano che tolgo le lischine con le unghie, immergo le dita in acqua e me le sciacquo ed uso quell'acqua per l'ultimo risciacquo prima di immergere le acciughe nel pesto. Ovviamente quest'acqua va cambiata spesso.
  • Cosa sono le pementine? abbiate pazienza...sono toscana...le pementine sono i peperoncini piccolini piccolini che di solito si trovato interi nei barattolini in vetro per le spezie. Se non le trovate, potete aggiungere anche del peperoncino macinato ma calcolate che così le acciughe vi verranno moooolto piccanti!




Note del cuore: 

Mio nonno era un grande intenditore di tre cose: di tabacco (per pipe e sigari), di opere d'arte e di cibo. Potete fidarvi del consiglio che dette a me di consumare queste acciughe sotto pesto su una fetta di pane toscano debitamente (e abbondantemente, aggiungerei) spalmata di burro non salato.
Sentirete che delizia e che gran equilibrio di sapori tra la sapidità delle acciughe e la dolcezza del burro.
Vi leccherete i baffi...e ringrazierete mio nonno!
 
 

mercoledì 17 maggio 2017

Una rosa per la festa della mamma, la Torta di Rose integrale alla crema


Io, in amore, ho avuto alti e bassi.

Prima di incontrare mio marito non mi ritenevo una persona fortunata in amore ma piuttosto una persona ottimista e innamorata dell'amore, oltre che della vita.

Ho avuto la fortuna di innamorarmi di un ragazzo che, dopo poco, mi ha lasciato per stare con una mia cara amica e che mi ha insegnato quanto è dura fare pace con l'amaro in bocca lasciato dalla delusione di un gesto ignobile, soprattutto quando si è appena adolescenti e ci si affaccia per la prima volta al mondo delle emozioni e dei primi approcci con l'altro sesso.

Ho avuto la fortuna di conoscere la gelosia che mi ha fatto perdere due anni di vita tenendomi chiusa dentro ad una gabbia dorata da cui, appena ne ho avuto la forza, sono scappata a gambe levate. 

Ho avuto la fortuna di vivere un fidanzamento lungo, da adolescente, in cui sono stata trattata come l'ultima ruota del carro, lasciata, ripresa e poi io ho lasciato definitivamente.

Ho avuto la fortuna di vivere il mio primo ed unico colpo di fulmine, un amore travolgente che per tre anni mi ha fatto girare la testa come una scheggia impazzita e, allo stesso tempo, mi ha fatto capire cosa veramente non volevo in un uomo che mi stesse accanto per tutta la vita.

Ho avuto la fortuna di vivere un tradimento e di capire, grazie ai miei errori, che tradire una persona che ti ama fa male, ma male davvero, e che da questo dolore non si scappa, travolge te che hai compiuto il tradimento e soprattutto colui che è stato tradito, privandolo per sempre della fiducia cieca e salda che riponeva in te.

Ho avuto la fortuna di vivere una storia clandestina, in cui la clandestina ero io, e di imparare che la vita è un pò come la legge del contrappasso; ciò che compi oggi ti ritroverai a subirlo domani.

Ho avuto la fortuna di conoscere l'amore maturo per un uomo molto più grande di me che mi ha insegnato che l'amore, per vivere a lungo, deve essere paritario, se non d'età, almeno di emozioni, di intenti e di pensiero e che il sentirmi bambina in confronto a lui che mi "teneva di conto" come una statuina preziosa nella sua vetrina non mi permetteva di crescere insieme a lui e di far crescere il nostro amore.

Ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo sballottato dalle avversità della vita e dalle tempeste del cuore che, però, credeva ancora nell'amore, quello vero con la A maiuscola, e nel valore della famiglia, con cui ho deciso di fermarmi e costruire la nostra di famiglia, con un futuro pieno di incertezze, di sogni e di voglia di metterci alla prova, che mi ha dato una figlia curiosa e bellissima che ogni giorno ci ricorda che nella vita non c'è niente che corra veloce più del tempo e che, se non si cerca di vivere intensamente ogni singolo istante, si rischia di invecchiare senza sapere se si è vissuto.

Io, in amore, ho avuto alti e bassi.

Uomini molto diversi tra loro che mi hanno insegnato ognuno una lezione importante; molto diversi ma accumunati da una caratteristica comune: la totale assenza della propensione a regalare rose.

Ebbene si, nessuno di loro, salvo rarissime occasioni, mi ha mai regalato delle rose e così ho imparato a non aspettarmele da qualcun altro, le rose, ma a farmele da sola e l'unico modo che conosco, oltre al dipingerle, è cucinarle.

E una domenica mattina qualunque, una domenica di festa, quella della mamma, mi sono alzata con un pensiero fisso in mente: la festa della mamma è tutti i giorni, 365 giorni l'anno, ma perchè non dedicare a me e alla mia famiglia una coccola speciale, proprio nel giorno in cui, ufficialmente, si festeggiano tutte le mamme del mondo?
E così mi sono messa a "scucchiaiare", come diceva sempre mia nonna. 
Avevo voglia di una torta, che fosse soffice e saporita, magari con la crema pasticcera per accontentare la passione di mio marito per questo dessert e, last but not least, anche bella!
E cosa c'è di meglio di un bel mazzo di rose adagiato su un piatto e ripieno di golosa crema pasticcera?
beh...risposta facile; una torta di rose che oltre che bella e buona sia anche sana!

Le mie rose, le mie bellissime rose che nessun uomo mai mi ha regalato, appena uscite dal forno, calde, fragranti e profumate a riempire il cuore di ricordi e a rallegrare questa domenica di festa dedicata alla famiglia.. 




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Ingredienti: 


  PER IL LIEVITINO
  50g di farina di grano integrale
  10g di lievito di birra fresco
  1 cucchiaino di zucchero
  4 cucchiai di acqua tiepida

  PER IL PRIMO IMPASTO
  150g di farina di farro  integrale
  200g di farina di grano integrale
  80g di zucchero
  40g di burro
  1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  1 uovo
  150ml di latte di avena

  PER IL SECONDO IMPASTO
  4g di lievito secco granulare
  1 cucchiano di zucchero
  1/2 bicchiere di acqua tiepida
  farina di farro integrale quanta ne prende  

  PER LA CREMA PASTICCERA
  4 tuorli
  400ml di latte d'avena
  40g di farina di grano integrale 
  140g di zucchero
  1 cucchiaino di essenza di vaniglia 
 

Preparazione:  

La preparazione di questa torta richiede molto tempo per la lievitazione degli impasti, a me è volata via quasi una giornata intera, quindi armatevi di pazienza e godetevi il sapore dell'attesa mentre la vostra creaturina cresce.

Iniziate dal lievitino; in un bicchiere mettete l'acqua tiepida, lo zucchero e il lievito di birra, mescolate bene finché il lievito non è completamente sciolto, dopodiché mettete la miscela di acqua, zucchero e lievito in una ciotola piccola e versate a pioggia la farina e impastate finchè non otterete una palletta morbida e omogenea.
Coprite la ciotola e mettete a lievitare fino al raddoppio dell'impasto, servirà almeno un'ora.

A questo punto potete portarvi avanti preparando la crema pasticcera.
Mettete a scaldare in un pentolino il latte e aggiungete l'essenza di vaniglia, appena sfiora il bollore spengete il fuoco.
In una ciotola montate i tuorli con lo zucchero finchè non diventano chiari e spumosi e aggiungete la farina a pioggia, avendo cura di mescolare bene senza creare grumi.
Poi aggiungete il latte caldo poco alla volta, continuando a mescolare, in modo che le uova si stemperino piano piano senza stracciarsi. 
Quando avete finito di aggiungere il latte ed il composto risulta bello omogeneo, riversate il tutto nello stesso pentolino in cui avete scaldato il latte e rimettete sul fuoco la crema, continuando a girare dolcemente finchè non sentite che inizia ad addensarsi.
Non appena la crema avrà raggiunto la consistenza desiderata spengete il fuoco e lasciatela raffreddare.

Passata l'ora per la lievitazione del lievitino, procedete al primo impasto mettendo la farina nella planetaria, il lievitino al centro, il burro, lo zucchero, l'uovo e la vaniglia ed azionate l'impastatrice.
Via via che l'impasto prende consistenza aggiungete il latte, poco per volta.
Dovrà risultare un impasto liscio, compatto ed omogeneo.
Coprite la ciotola dell'impastatrice e mettetela a lievitare dentro al forno spento con la lucina accesa fino al raddoppio; ci vorranno circa 3-4 ore.

Per il secondo impasto sciogliete il lievito nel bicchiere d'acqua tiepida e aggiungete lo zucchero, rimontate la ciotola con il primo impasto nell'impastatrice e aggiungete la miscela di acqua, zucchero e lievito, azionando la macchina a velocità lenta per il primo minuto.
L'impasto diventerà fluido e omogeneo.
Aumentate la velocità della planetaria (media velocità) ed iniziate ad aggiungere la farina di farro integrale un cucchiaio alla volta finchè l'impasto diventerà più compatto ed inizierà ad incordare; quando la massa sarà tutta incordata sganciate di nuovo la ciotola e rimettete a lievitare per altre 3-4 ore, o comunque fino al raddoppio del volume.

Raggiunto il volume ottimale spolverare di farina una spianatoia, rovesciarci sopra l'impasto e fare due giri di pieghe di rinforzo, dopodichè stendere l'impasto con il mattarello e dare la forma di un rettangolo.
Nel frattempo la crema si sarà raffreddata e potete spalmarla il più uniformemente possibile sull'impasto, lasciando il bordo di uno dei lati corti senza farcitura.
Arrotolate l'impasto su se stesso partendo dal lato corto opposto a quello lasciato senza farcitura e formate un rotolo, il più serrato possibile poi tagliatelo a fettone alte 3-4 dita.
Imburrate e infarinate una teglia capiente, sistemate i rotolini in verticale, tentando di lasciare un pochino di spazio tra l'uno e l'altro e rimettete a lievitare nel forno con la lucina accesa.
Dovrebbe bastare un'ora, in ogni caso la torta sarà pronta per la cottura quando i rotoli saranno belli gonfi e attaccati l'uno all'altro.

Infornate in forno statico, già caldo, a 180° per 45 minuti.






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Consigli Utili: 

  • Gli impasti a base di farine integrali sono più difficili da far lievitare, per questo si fanno varie fasi di impasto e le pieghe di forza, ma sono più forti e resistenti di quelli fatti con farine bianche che, se non sono farine forti tipo la manitoba (che ha una carica glutinica altissima), perdono la lievitazione quando questa si prolunga per varie ore, come nella nostra ricetta.
  • La farina che dovrete aggiungere nella fase dell'ultimo impasto dipende dalla vostra capacità di capire quando un impasto è pronto o meno; la massa sarà pronta quando si incorderà, ovvero quando comincerà ad arrampicarsi sul gancio, risalendo su verso l'alto, a quel punto, quando l'impasto sarà tutto incordato, potrà essere lavorato per la farcitura.
  • In rete si trovano svariate ricette di torte delle rose, senza lievitino, con un solo impasto, ripiene di crema al burro, marmellata oppure nulla; sicuramente questa ricetta con tre impasti è decisamente lunga e laboriosa ma il risultato vi stupirà per la sua morbidezza e, come dice la mia bimba, "sofficiosità". Questo mazzo di rose sarà profumato, fragrante e morbido come un cuscino e lo potrete consumare sia per la merenda dei vostri bimbi, sia come prima colazione sana e sostanziosa, senza però appesantire troppo.
  • Per la forma potete sbizzarrirvi come volete, io ho utilizzato due teglie, una in silicone morbida ed una per ciambellone;  il risultato è stato una corona di rose più piccole ed un cuscino di rose compatto e morbidone.